Un mondo di elisir miracolosi
Prima di mettermi a cercare informazioni su questa storia, non ho potuto fare a meno di pensare ai film ambientati nell'America dell'Ottocento. Quei carri che arrivavano nelle piccole città di frontiera, con uomini pronti a vendere misteriosi elisir capaci, a loro dire, di guarire ogni malattia e far sparire qualsiasi dolore.
Erano i cosiddetti medicine shows: spettacoli itineranti che mescolavano intrattenimento, dimostrazioni pubbliche e vendita di rimedi — molti dei quali, diciamolo, di efficacia più che dubbia. Alcuni di quei rimedi contenevano davvero sostanze attive, altri erano semplicemente alcol, erbe aromatiche o oppio venduti come cure universali. Era un'epoca in cui il confine tra medicina, spettacolo e ciarlataneria era molto più sfumato di quanto immaginiamo oggi.
Per un attimo ho pensato che anche la scoperta dell'anestesia appartenesse a quel mondo di promesse miracolose e personaggi un po' improvvisati.
Studiando l'argomento, ho scoperto una storia molto diversa — anche se, in un certo senso, è partita proprio da lì.
Horace Wells e il gas esilarante
Nel dicembre del 1844 il dentista americano Horace Wells assistette a una di quelle dimostrazioni itineranti, incentrata sugli effetti del protossido d'azoto — il cosiddetto "gas esilarante".
A un certo punto uno dei volontari, sotto l'effetto del gas, si ferì a una gamba senza accorgersene e senza lamentare alcun dolore. Per il pubblico fu poco più di una curiosità da baraccone.
Per Wells fu un'intuizione vera e propria: se quella sostanza eliminava temporaneamente la percezione del dolore, forse poteva servire per le estrazioni dentarie — e un giorno, chissà, anche per la chirurgia.
Il giorno dopo decise di provarlo su di sé: si fece somministrare il protossido d'azoto da un collega e si fece estrarre un dente. Funzionò.
Per la prima volta qualcuno aveva sperimentato in prima persona che un'estrazione poteva avvenire praticamente senza dolore. Convinto di aver fatto una scoperta epocale, Wells cercò di dimostrarla davanti alla comunità scientifica.
La prova pubblica, organizzata nel 1845 al Massachusetts General Hospital di Boston, andò male: il paziente emise un grido durante l'estrazione, e la maggior parte dei presenti liquidò l'esperimento come un fallimento — anche se lo stesso paziente dichiarò poi di aver sentito un dolore minimo. Probabilmente l'esperimento fallì, non perché il gas non funzionava, ma perché il dosaggio era insufficiente.
Per Wells fu un colpo durissimo, che gli costò credibilità e segnò profondamente il resto della sua vita. La sua intuizione, però, era corretta, e avrebbe aperto la strada a tutto quello che venne dopo.
William Morton e il giorno che cambiò la chirurgia
Prima di Morton, i tentativi di eliminare il dolore chirurgico non erano mancati — con risultati spesso incerti, quando non tragici: esperimenti mal documentati, complicazioni gravi, in alcuni casi la morte del paziente. Un campo ancora confuso, fatto di intuizioni promettenti mescolate a errori.
Tra chi conosceva il lavoro di Wells c'era un altro dentista: William Thomas Green Morton (1819-1868).
I due avevano collaborato per un periodo, e Morton era rimasto colpito dalla possibilità di eliminare il dolore durante un intervento. Scelse però una strada diversa da quella del collega: al posto del protossido d'azoto iniziò a sperimentare l'etere etilico, sostanza già nota ai chimici ma mai usata prima in una dimostrazione pubblica di questo tipo.
Il momento decisivo arrivò il 16 ottobre 1846. Nella sala operatoria del Massachusetts General Hospital, Morton fece inalare etere a un paziente che il chirurgo John Collins Warren doveva operare per asportare un tumore al collo.
L'intervento si svolse con il paziente praticamente privo di dolore. Al termine, Warren pronunciò una frase che sarebbe rimasta storica: «Signori, questo non è un inganno.»
La notizia si diffuse rapidissima, prima negli Stati Uniti e poi in Europa. I chirurghi iniziarono ad adottare l'etere, e per la prima volta divenne possibile affrontare interventi più lunghi e complessi senza infliggere al paziente sofferenze insostenibili. Sembrava l'inizio di una nuova vita per Morton. In realtà, era l'inizio di una battaglia che lo avrebbe consumato fino alla fine.
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| Nella sala operatoria del Massachusetts General Hospital, oggi nota come Ether Dome, William Morton dimostrò per la prima volta l'efficacia dell'etere come anestetico chirurgico, il 16 ottobre 1846. |
Una causa che durò una vita
I due, che avevano provato a depositare insieme il brevetto, finirono per farsi guerra pubblicamente per il resto della vita.
Non erano nemmeno gli unici a reclamare il merito: anche Horace Wells rivendicò la propria parte, pubblicando nel 1847 un opuscolo per raccontare la sua versione dei fatti.
E un medico della Georgia, Crawford Long, sosteneva di aver usato l'etere in chirurgia già nel 1842 — solo che non l'aveva mai reso pubblico.
Morton chiese al Congresso degli Stati Uniti un compenso di 100.000 dollari come riconoscimento nazionale della scoperta. Gli fu negato, complice proprio la disputa con Jackson e Wells: se nessuno riusciva a stabilire chi avesse davvero scoperto l'anestesia, era difficile anche solo decidere chi pagare.
Ci riprovò più volte negli anni successivi, sempre senza risultato.
Nel 1850 l'Accademia delle Scienze di Francia trovò una soluzione salomonica: assegnò il prestigioso premio Montyon per la medicina a entrambi, dividendolo tra Morton e Jackson. Non accontentò nessuno dei due, che continuarono a contendersi pubblicamente il primato per il resto della vita.
C'è un dettaglio che trovo particolarmente azzeccato in questa storia.
Nel 1868 Boston eresse, nel suo giardino pubblico, il monumento più antico ancora oggi presente nel parco — dedicato proprio alla scoperta dell'anestesia. Ma quel monumento non porta il nome di Morton, né quello di Jackson, né quello di Wells: raffigura semplicemente il Buon Samaritano, la figura biblica che soccorre uno sconosciuto ferito sulla strada.
Il medico e poeta Oliver Wendell Holmes commentò, con una battuta intraducibile in italiano, che il monumento non era dedicato né a Morton né a Jackson, ma a "either" — «entrambi», che in inglese suona identico a "ether", etere.
Un modo elegante per non scegliere una parte in una contesa che, evidentemente, nessuno voleva più arbitrare.
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| Il monumento eretto a Boston nel 1868 non porta il nome di nessuno dei contendenti: raffigura il Buon Samaritano, un modo elegante per non prendere posizione in una disputa che durò tutta la vita. |
Come finirono i due dentisti
Le vite di Wells e Morton, dopo la scoperta che li aveva resi celebri, presero entrambe una piega amara.
Horace Wells non si riprese mai davvero dal fallimento della sua dimostrazione del 1845. Continuò a sperimentare su di sé nitrous oxide, etere e cloroformio — sostanze di cui, all'epoca, non si conoscevano ancora gli effetti assuefacenti e psicologici.
Si trasferì a New York, dove la sua dipendenza peggiorò.
Nel gennaio del 1848, in stato di alterazione da cloroformio, gettò dell'acido solforico sui vestiti di due donne per strada, un episodio di cui in seguito disse di non ricordare nulla. Fu arrestato e rinchiuso nel carcere newyorkese noto come "The Tombs".
Sconvolto dalla vergogna, scrisse una lettera d'addio e, con del cloroformio fatto entrare di nascosto in cella e un rasoio, si recise l'arteria femorale. Morì suicida a 33 anni, il 24 gennaio 1848.
Con un'ironia quasi crudele, solo dodici giorni prima la Società Medica Parigina lo aveva votato come il primo ad aver reso possibili operazioni chirurgiche senza dolore.
William Morton passò il resto della sua vita a inseguire un riconoscimento — economico e morale — che non arrivò mai.
Il brevetto non fu mai fatto rispettare davvero, i tentativi di ottenere un compenso dal Congresso fallirono uno dopo l'altro, e Morton scivolò progressivamente in povertà, sempre più amareggiato dalla disputa con Jackson.
Nel 1868, sconvolto dalla lettura di un articolo a favore di Jackson pubblicato sull'Atlantic Monthly, si precipitò a New York per scrivere una replica: lì fu colpito da un ictus fatale. Morì a 48 anni.
Nemmeno Charles Jackson, il terzo contendente, ebbe una fine più serena: ossessionato dalla disputa fino agli ultimi anni, trascorse la fine della sua vita in un istituto psichiatrico, dove morì nel 1880.
Resta il fatto che, di tutti e tre, nessuno morì convinto di aver ricevuto il riconoscimento che riteneva di meritare — mentre l'anestesia, nel frattempo, si diffondeva silenziosamente in ogni sala operatoria del mondo.
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Questo articolo ha preso spunto da una chiacchierata con la mia dentista, che racconto per esteso qui"
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Piccola nota a margine: quando ho scritto questo pezzo non avevo ancora ripercorso tutta la storia dell'anestesia, dall'Ottocento a oggi. L'ho fatto dopo, in un articolo che completa il quadro — se ti va di proseguire il viaggio: La storia dell'anestesia: una delle più grandi rivoluzioni della medicina.



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